Disegnare senza gomma——Misha Bart(keesh__meesh)

Dalla matematica alla pittura istintiva

Misha Bart vive tra Milano e il mondo dell’arte europea contemporanea.

Prima di diventare conosciuto come artista post-figurativo e illustratore con il nome di @keesh__meesh, il suo percorso era molto lontano dalla pittura tradizionale.

La sua formazione iniziale non nasce in un’accademia d’arte.

Nasce dalla matematica, dalla chimica, dalla logica.

Ha conseguito un master in ingegneria chimica al Politecnico di Milano, un percorso apparentemente distante dalla sensibilità libera e istintiva della pittura. Per molti, scienza e arte appartengono a due mondi opposti.

Ma proprio questa contraddizione è diventata il centro della sua ricerca.

Nella sua mente convivono rigore formale e caos istintivo. La pittura nasce dal loro punto d’incontro, dove il disordine si fa struttura, come il caso che genera ordine in natura. Spazio, corpo e segno si deformano cercando un nuovo equilibrio.

La mano non torna mai indietro

Misha Bart ha una regola precisa:

non usa mai la gomma.

Per lui cancellare è amputare il processo, non correggerlo. Nella pittura tradizionale la gomma serve a inseguire un ideale, ma Misha fa l’opposto: lascia che ogni segno, sbagliato o incerto, resti impresso sulla carta come traccia fisica del tempo. Il disegno non è costruzione di un’immagine, ma registrazione di un corpo, movimento bloccato, prova di una presenza. In un’era di filtri e intelligenza artificiale, rifiutare la cancellatura diventa resistenza: una linea imperfetta può racchiudere più vita di una perfetta.

Dipingere senza modello, lasciare nascere la figura

Misha non usa fotografie, modelli o riferimenti visivi. Parte dal bianco, senza bozzetti né disegni preparatori. Una linea tira l’altra, poi una forma, e il corpo affiora dal caos del segno, come in una scrittura automatica dove la mano anticipa la mente. Ma questa libertà poggia su una conoscenza profonda dell’anatomia: ossa, muscoli, peso, spazio. Solo interiorizzando la struttura, il disordine può diventare figura credibile.

Le figure di Misha Bart abitano spazi instabili, stanze deformate da una pressione invisibile, prospettive alterate, mobili che sembrano organismi vivi. I corpi si piegano in un movimento continuo, immersi in ambienti che evocano sogno, psicologia e teatro, grazie a prospettive grandangolari simili al fisheye. I suoi personaggi possono apparire giocosi, assurdi o inquietanti, ma la deformazione non mira al mostruoso: cerca invece di rendere visibile l’invisibile – la tensione interna, il peso delle emozioni, il lato instabile dell’identità. Non sono ritratti di individui, ma stati mentali, corpi attraversati da energia.

Fonti