Quando si osservano per la prima volta i ritratti di Kouta Sasai, è facile rimanere colpiti dal peso visivo della pittura. I lineamenti dei personaggi restano riconoscibili, mentre i contorni appaiono instabili. Il verde grigiastro, il rosso terroso, il bianco e il nero si sovrappongono sul volto; le pennellate dense conferiscono alla pelle una consistenza simile alla roccia. La figura sembra appena emersa dall’oscurità e, nello stesso tempo, sul punto di essere ricoperta da un nuovo strato di colore.


Questa condizione non del tutto definita dona ai suoi ritratti una forte intensità psicologica. Lo spettatore vede un volto e percepisce anche le correzioni, le esitazioni e le pause lasciate dal processo pittorico. La figura non viene levigata fino a raggiungere una forma perfettamente compiuta. La superficie conserva le tracce dell’incontro tra la mano dell’artista e la materia.
Da Nara al panorama internazionale
Kouta Sasai è nato a Osaka nel 1979 ed è cresciuto a Nara. In seguito ha studiato pittura a olio presso la Hiroshima City University, dove ha completato anche un corso di laurea magistrale. Le sculture degli antichi templi di Nara, lo sguardo presente nelle opere di Andrew Wyeth e la forza materica della pittura di Anselm Kiefer hanno influenzato il suo modo di concepire l’arte.
Negli ultimi anni Sasai ha partecipato a mostre negli Stati Uniti, in Francia, in Spagna e in altri Paesi. Un suo autoritratto è stato inoltre incluso nell’esposizione online del Ruth Borchard Collection Self Portrait Prize. Le sedi espositive cambiano, mentre la sua attenzione continua a concentrarsi sulla figura umana, sulla natura morta e sull’osservazione della vita quotidiana.


L’autoritratto come pratica continua



L’autoritratto occupa un posto centrale nella produzione di Sasai. L’artista dipinge ripetutamente il proprio volto, senza cercare una registrazione stabile e fedele dell’aspetto esteriore. Ogni volta che si confronta con la propria immagine allo specchio, la familiarità si trasforma in un ostacolo. Le conoscenze già acquisite devono essere messe in discussione e anche le tecniche ormai padroneggiate vengono sottoposte a una nuova verifica.
Per questo motivo, i suoi autoritratti sembrano spesso trovarsi in una fase di formazione. Gli occhi possono essere compressi dall’ombra, la bocca può ridursi a pochi brevi tocchi di colore, mentre la fronte e le guance vengono attraversate da spessi strati di pittura. L’artista non ha fretta di spiegare chi sia. La sua attenzione si rivolge al modo in cui nasce lo sguardo e al nuovo significato che un volto può acquisire attraverso continue modifiche.
I pastelli a olio e la velocità della mano


Accanto alla pittura a olio, Sasai utilizza da tempo anche i pastelli a olio. Il materiale entra direttamente in contatto con la carta e il gesto si trasforma quasi immediatamente in colore e spessore. Questa tecnica permette di registrare rapidamente un’impressione e, allo stesso tempo, di creare accumuli materici vicini a quelli della pittura a olio.
In queste opere, le linee rivelano una pressione evidente e le masse cromatiche sembrano comprimersi reciprocamente. La ruvidità della superficie nasce dal gesto concreto dell’artista e dalla sua disponibilità ad accogliere l’imprevisto. A volte la mano segue il progetto iniziale, altre volte se ne allontana. È attraverso tali variazioni che l’opera acquista vitalità.
Un volto ancora incompiuto
Le opere di Kouta Sasai mostrano come il ritratto possa conservare il processo stesso dell’osservazione, permettendo alla materia di partecipare alla costruzione dell’immagine umana. Quando un volto emerge lentamente da strati di colore denso, lo spettatore si trova davanti a un’esperienza visiva ancora aperta. La pittura di Sasai appare così silenziosa e meditativa, pur mantenendo una costante tensione interiore.